Il Blog di Una Montagna di Libri

È difficile, nella narrativa che cerca di raccontare l’Italia del Ventunesimo secolo, trovare le parole che ne descrivano le contraddizioni senza cadere nelle banalità. Svuotato del suo panorama industriale, talvolta brutale e solitario, il nostro è anche il tempo delle meraviglie digitali, del benessere prodotto dalla globalizzazione.
“Così nasce il dribbling in Brasile. Astuzia e tecnica di sopravvivenza dei primi giocatori di colore, il dribbling evita loro ogni contatto con i difensori bianchi. Il giocatore nero che serpeggia e ancheggia non verrà pestato né in campo né dagli spettatori a fine partita; nessuno lo agguanterà; il dribbling può salvargli la pelle”.
Sentiamo ripetere a ogni piè sospinto che l'Europa non ha un'identità comune, che non è veramente unita, che manca di una cultura condivisa. Ma quanto questa è una riflessione veritiera e quanto un cliché infondato? Una Montagna di Libri ha ottenuto in esclusiva dal grande scrittore francese Emmanuel Carrère una biblioteca d'Europa.

The wistfulness of writer Emmanuel Carrère invariably intersects with the resounding cry of current events, of history that comes looking for him, questioning him through the characters of his books, without granting him any chance of escape.

Che cosa può fare un uomo figlio dell’età della liberazione sessuale, del vitalismo  della Londra degli anni Settanta, quando l’età avanzata e l’infermità vengono a chiudere il suo orizzonte libertino? È quello che si chiede il protagonista concepito da Hanif Kureishi per il suo ottavo romanzo, A Nothing, “Uno zero” (Bompiani).

La saggezza comune, quella che i telegiornali non smettono di annunciare, vorrebbe che il mondo fosse un posto sempre più insicuro, più selvaggio, più duro. Più povero, soprattutto per alcuni. Eppure, forse non è esattamente così. Anzi, potrebbe persino essere che le cose vadano esattamente nella direzione opposta. Prima di gridare allo scandalo, fermatevi a leggere un libro.

Sono stato all’M9 di Mestre, e nella primissima sala che apre la visita, nel buio rischiarato dalle installazioni video, mi sono commosso. Non era ancora successo niente, ma mi è bastata un visione, e una percezione ad essa connessa.
“Quando sentì Theo rientrare dalla cena a casa di Paula, Stefano stava leggendo a letto. Era stato invitato anche lui, ma aveva accampato la scusa del lavoro. Uno dei pochi lati positivi della sua professione di avvocato d'impresa era poter evitare gli impegni sociali sgraditi. Paula e tanti altri amici di Theo non gli erano antipatici, solo che preferiva non cenare con loro”.
“Scrivere è più di vivere” dice Ferdinando Camon attraverso il titolo del suo ultimo libro pubblicato da Guanda. Un testo che raccoglie molti degli interventi dello scrittore padovano su Facebook. E che parla con la sua voce peculiare: asciutta, veloce, impetuosa, di una schiettezza ruvida e onesta. Che si sia d’accordo con lui oppure no.