Il Blog di Una Montagna di Libri

Si esce dalla lettura di Cesare De Michelis “in parole sue” così rinfrancati e allegri, persino elettrizzati, che i tempi cupi che attraversano la letteratura e l’arte sembrano un po’ meno cupi, e addirittura De Michelis quasi non sembra andatosene davvero, vivo e presente com’è con la sua voce inequivocabile, vivo attraverso le sue idee luminose.
Si può scalare una montagna prima ancora di essere venuti al mondo? “Tom era nato il 16 ottobre 1988 nel Derbyshire. Ma quando era ancora appena un feto di cinque mesi era stato sulla famigerata parete Nord dell’Eiger con la mamma, che aveva salito la montagna svizzera.
«È nato un signore al mondo», così si diceva nella Venezia delle damine e dei cicisbei, degli ori e delle porpore, quando una nobildonna dava alla luce un maschio.
È difficile, nella narrativa che cerca di raccontare l’Italia del Ventunesimo secolo, trovare le parole che ne descrivano le contraddizioni senza cadere nelle banalità. Svuotato del suo panorama industriale, talvolta brutale e solitario, il nostro è anche il tempo delle meraviglie digitali, del benessere prodotto dalla globalizzazione.
“Così nasce il dribbling in Brasile. Astuzia e tecnica di sopravvivenza dei primi giocatori di colore, il dribbling evita loro ogni contatto con i difensori bianchi. Il giocatore nero che serpeggia e ancheggia non verrà pestato né in campo né dagli spettatori a fine partita; nessuno lo agguanterà; il dribbling può salvargli la pelle”.
Sentiamo ripetere a ogni piè sospinto che l'Europa non ha un'identità comune, che non è veramente unita, che manca di una cultura condivisa. Ma quanto questa è una riflessione veritiera e quanto un cliché infondato? Una Montagna di Libri ha ottenuto in esclusiva dal grande scrittore francese Emmanuel Carrère una biblioteca d'Europa.

The wistfulness of writer Emmanuel Carrère invariably intersects with the resounding cry of current events, of history that comes looking for him, questioning him through the characters of his books, without granting him any chance of escape.

Che cosa può fare un uomo figlio dell’età della liberazione sessuale, del vitalismo  della Londra degli anni Settanta, quando l’età avanzata e l’infermità vengono a chiudere il suo orizzonte libertino? È quello che si chiede il protagonista concepito da Hanif Kureishi per il suo ottavo romanzo, A Nothing, “Uno zero” (Bompiani).

La saggezza comune, quella che i telegiornali non smettono di annunciare, vorrebbe che il mondo fosse un posto sempre più insicuro, più selvaggio, più duro. Più povero, soprattutto per alcuni. Eppure, forse non è esattamente così. Anzi, potrebbe persino essere che le cose vadano esattamente nella direzione opposta. Prima di gridare allo scandalo, fermatevi a leggere un libro.

Sono stato all’M9 di Mestre, e nella primissima sala che apre la visita, nel buio rischiarato dalle installazioni video, mi sono commosso. Non era ancora successo niente, ma mi è bastata un visione, e una percezione ad essa connessa.